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Onde d'urto: come funzionano davvero

Le onde d'urto extracorporee sono impulsi acustici ad alta energia trasmessi dall'esterno del corpo ai tessuti muscoloscheletrici attraverso un applicatore.

Non sono né corrente elettrica né ultrasuoni terapeutici. L'impulso produce una rapida variazione di pressione capace di generare effetti meccanici e biologici nel tessuto trattato. Si distinguono principalmente in:

  • onde d'urto focali: l'energia converge a una profondità prestabilita; sono più precise e possono raggiungere strutture profonde;
  • onde radiali: l'energia è massima in superficie e si disperde progressivamente; sono indicate soprattutto per strutture superficiali e aree relativamente estese.

Dal punto di vista fisico le onde radiali sono più propriamente «onde pressorie», anche se nella pratica vengono comunemente chiamate onde d'urto.

Come agiscono

L'effetto non consiste semplicemente nel «rompere una calcificazione». L'azione principale è la meccanotrasduzione: lo stimolo meccanico viene convertito dalle cellule in una risposta biologica. Le onde d'urto possono favorire:

  • modulazione della sensibilità e del dolore;
  • aumento locale della risposta vascolare;
  • stimolazione dell'attività cellulare e dei processi riparativi;
  • rimodellamento della matrice del tendine;
  • miglioramento della capacità del tessuto di tollerare il carico;
  • frammentazione e riassorbimento progressivo dei depositi calcifici, soprattutto con onde focali ad alta energia.

Il beneficio tende a svilupparsi nelle settimane successive e non necessariamente subito dopo la seduta.

Disturbi muscoloscheletrici più indicati

Secondo l'International Society for Medical Shockwave Treatment, le indicazioni standard comprendono soprattutto tendinopatie croniche e patologie inserzionali. Indicazioni ISMST ↗

Tendinopatia calcifica della spalla

È probabilmente una delle indicazioni più solide, soprattutto quando sono presenti depositi di calcio nei tendini della cuffia dei rotatori. Le onde focali possono:

  • favorire la frammentazione e il riassorbimento della calcificazione;
  • ridurre dolore e rigidità;
  • migliorare progressivamente la funzione della spalla.

L'impiego sulla calcificazione richiede generalmente onde focali e un corretto posizionamento sul deposito. Raccomandazioni ISMST ↗

Fascite o fasciopatia plantare

Indicata soprattutto nelle forme persistenti che non migliorano sufficientemente con gestione del carico, esercizio, stretching e correzione dei fattori predisponenti. Può ridurre:

  • dolore al tallone;
  • dolore ai primi passi del mattino;
  • limitazioni nella deambulazione.

È utilizzabile con o senza presenza dello sperone calcaneare: lo sperone non è necessariamente la causa del dolore.

Tendinopatia achillea

Può essere utilizzata nelle forme croniche:

  • inserzionali, vicino al calcagno;
  • non inserzionali, nella porzione media del tendine.

Deve essere associata a una progressione dell'esercizio e del carico. Non ricostruisce da sola la forza e la capacità funzionale del tendine.

Tendinopatia rotulea

Può essere utile nel «ginocchio del saltatore», soprattutto quando dolore e riduzione della funzione persistono nonostante un programma riabilitativo adeguato. L'esercizio progressivo rimane però il trattamento centrale.

Epicondilalgia laterale

Utilizzata nelle forme croniche del cosiddetto «gomito del tennista». Può ridurre dolore e limitazione funzionale, ma i risultati sono meno uniformi rispetto a spalla calcifica e fasciopatia plantare.

Sindrome dolorosa del grande trocantere

Può essere proposta nelle tendinopatie dei glutei medio e minimo associate a dolore nella parte laterale dell'anca. Va affiancata a:

  • gestione dei carichi compressivi;
  • rinforzo progressivo dei muscoli glutei;
  • correzione delle attività provocanti.

Altre tendinopatie

Sono utilizzate anche per:

  • tendinopatia della cuffia dei rotatori non calcifica;
  • epitrocleite;
  • tendinopatia degli adduttori;
  • tendinopatia prossimale degli ischiocrurali;
  • tendinopatie peronieri e altri tendini del piede;
  • tendinopatia della zampa d'oca;
  • dito a scatto.

Per alcune di queste condizioni l'esperienza clinica è favorevole, ma le prove sono meno consolidate rispetto alle indicazioni principali.

Patologie ossee

Le onde d'urto focali ad alta energia possono essere utilizzate, in ambito medico specialistico, per:

  • ritardo di consolidazione;
  • pseudoartrosi;
  • alcune fratture da stress;
  • edema osseo;
  • alcune forme iniziali di osteonecrosi;
  • osteocondrite dissecante senza grave compromissione articolare.

Queste indicazioni richiedono diagnosi precisa, imaging e gestione medica. Per il trattamento osseo l'ISMST raccomanda onde focali ad alta energia e sistemi di localizzazione. Raccomandazioni ISMST ↗

Quando sono realmente appropriate

Le onde d'urto sono particolarmente utili quando il disturbo:

  • è presente da diverse settimane o mesi;
  • interessa tendine, entesi, fascia o tessuto osseo;
  • non è migliorato abbastanza con il trattamento conservativo iniziale;
  • presenta una diagnosi clinica sufficientemente chiara;
  • viene trattato insieme a un programma di esercizio e gestione del carico.

Non sono invece un trattamento generico per qualsiasi dolore muscolare o articolare.

Onde d'urto ed esercizio terapeutico

Nelle tendinopatie le onde d'urto rappresentano generalmente un supporto alla riabilitazione, non un sostituto dell'esercizio. Le onde d'urto possono modulare dolore e risposta biologica; l'esercizio serve invece a recuperare:

  • forza;
  • capacità di carico;
  • elasticità muscolo-tendinea;
  • controllo motorio;
  • funzione sportiva e lavorativa;
  • prevenzione delle recidive.

Il risultato migliore si ricerca quindi attraverso un percorso integrato: diagnosi, onde d'urto quando indicate, esercizio progressivo e controllo dei fattori che mantengono il sovraccarico.

Principali precauzioni

Il trattamento va evitato o attentamente valutato in presenza di:

  • tumore nell'area trattata;
  • importanti disturbi della coagulazione;
  • gravidanza quando il feto rientra nel campo di trattamento;
  • infezione locale;
  • tessuto polmonare, cervello o midollo nel campo delle onde ad alta energia;
  • strutture vascolari o nervose vulnerabili;
  • lesione tendinea acuta completa.
Nota

Il trattamento può provocare temporaneamente dolore, arrossamento, gonfiore o piccoli ematomi. L'indicazione e i parametri devono quindi essere stabiliti dopo una corretta valutazione clinica.

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